Sogno della notte prima degli esami

Cari ragazzi di quinta F SIA, dopo un anno trascorso a rincorrerci amabilmente sull’aspro terreno della sintassi e dell’ortografia, lungo i procellosi mari della letteratura e nei perigliosi cieli della poesia, eccoci giunti alla meta del nostro peregrinare. La sera che si accinge a calare sarà l’inizio dell’ormai mitica “notte prima degli Esami”. Stanotte ripenserete a questi cinque anni volati via in un soffio, al COVID e ai mesi in Dad, alle gioie, ai dolori, alle ansie e agli stress vissuti nella nostra scuola. Vi torneranno in mente gli episodi più evocativi, le situazioni più paradossali, le figuracce epiche, le filippiche dei vostri docenti, le bugie e i filoni ormai passati in giudicato.

Certo, la scuola di oggi non è più come quella vissuta dai vostri prof., tutto è cambiato nel giro vorticoso di qualche anno, ma la magia dell’Esame di stato rimane intatta. Domani mattina, si aprirà il plico telematico e darete il via al vostro Esame, il primo davvero importante appuntamento della vostra giovane esistenza. Quest’anno io sarò altrove, a valutare altri ragazzi come voi, con le medesime ansie e le stesse aspettative. Ripenserò a voi, guardandoli chini sui banchi ormai troppo piccoli, alle tante ore trascorse insieme, a ciò che ho cercato, spero non invano, di darvi culturalmente, ai vostri sogni che ho sempre cercato di alimentare, alle vostre potenzialità in parte ancora inespresse e a quello che voi lasciate in me. Se è vero infatti che “insegnare” significa lasciare una traccia nell’alunno, è vero anche il contrario: rimarrete sempre nel mio ricordo e sarò lieto di ogni vostro successo professionale e personale, così come lo sono stato fino a oggi. Domattina io sarò idealmente con voi, dietro ognuno, anche se non mi vedrete, a spingervi, a incitarvi, a costringervi a dare il meglio di voi stessi. I vostri desideri e le vostre speranze da domani inizieranno a prendere corpo. Date ciascuno il massimo, e centrerete l’obiettivo. In bocca al lupo ragazzi, non dimenticate mai che l’uomo è ciò che sa, e che la vita vi riservi sempre un posto in prima classe.

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Con affetto, il vostro prof. Fabrizio Scampoli

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