Empatia e professionalità: il team di Maze sul palco di Visionaria a Pescara

VASTO – Un anno fa, tre donne intraprendenti, Arianna Giampietro, Sarah Grappasonno e Stefania Santilli, hanno unito le forze per dare vita a Maze, un’agenzia di comunicazione che ha rapidamente guadagnato riconoscimento nel settore in Abruzzo.

Il loro progetto imprenditoriale ha recentemente raggiunto un importante traguardo: le tre socie hanno partecipato – infatti – all’evento Visionaria di Pescara, condividendo con entusiasmo le idee e i progetti che stanno plasmando attraverso la loro creatività e impegno.

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Contattate tempestivamente dalla redazione di Abruzzo Globale, le tre socie hanno voluto ripercorrere le tappe principali di questa esperienza.

Chi siete, come vi siete avvicinate a questo lavoro e cosa vi unisce nel dare vita a progetti unici?

“Siamo Arianna, Sarah e Stefania e un anno fa abbiamo deciso di aprire insieme, come socie, Maze, la nostra agenzia di comunicazione. Ci siamo conosciute durante un’esperienza lavorativa passata e abbiamo capito che c’era il potenziale per poter proseguire nel creare qualcosa di nostro, che avesse un’estetica e dei valori condivisi da tutte noi. Quello che ci contraddistingue è la nostra attenzione al racconto dell’heritage aziendale dei nostri clienti e la nostra etica lavorativa a favore del work-life balance”.

Quest’anno siete salite sul palco di Visionaria e avete partecipato da protagoniste. Quali emozioni avete provato?

“L’anno scorso, in fase di avvio dell’azienda, siamo state a Visionaria tra il pubblico e già sognavamo di poter salire su quel palco a raccontare il nostro progetto, un giorno. Quest’anno siamo riuscite a realizzare questo sogno ed è stato davvero emozionante, ci ha riempite di motivazione. Ci siamo sentite vincitrici perché per noi era importante arrivare lì, su quel palco che avevamo osservato l’anno precedente. Essere selezionate per raccontare la nostra azienda, il nostro metodo, tra tutte le altre idee imprenditoriali presenti, ci ha stimolate tantissimo”.

Su quali tipi di progetti lavorate?

“Lavoriamo su tanti diversi tipi di progetto, circa il 40% dei nostri clienti è costituito da piccole e medie imprese, ma spaziamo dal settore medico a quello dell’automotive. I nostri progetti riguardano principalmente l’accompagnare i nostri clienti in un percorso di promozione della propria immagine e dei propri servizi o prodotti attraverso le strategie di digital marketing, ma non solo. Ci occupiamo anche di organizzazione e promozione eventi, creazione di siti web e graphic design”.

Qual è l’obiettivo per il nuovo anno ormai alle porte?

“Ci sono tanti obiettivi per il nuovo anno, sicuramente il principale è quello di mettere a frutto e sviluppare tutto ciò che abbiamo seminato nel 2023, aumentare il personale, aumentare il fatturato. In più, possiamo anticipare che stiamo provando a lanciare un nuovo progetto inerente il design che ci stimola molto e non vediamo l’ora di presentare”.

Perché tutto questo?

“Ci piace l’idea di far passare un messaggio positivo a chi ha letto queste righe: un anno fa, quando abbiamo deciso di aprire l’azienda, non sapevamo nemmeno da dove partire, eppure ci siamo fatte questa domanda: ‘Se non lo faccio adesso, potrei pentirmene tra dieci anni?’ La verità è che probabilmente ci saremmo pentite molto prima dei dieci anni e avremmo perso del tempo prezioso che invece abbiamo potuto sfruttare a nostro vantaggio”.

In questi mesi l’uso dell’intelligenza artificiale sta approdando anche in settori “creativi” quali comunicazione, grafica e giornalismo. Secondo voi questo strumento può essere utile per il vostro lavoro oppure è da evitare?

“L’intelligenza artificiale è sicuramente un argomento attuale e già presente nella vita di tutti i giorni. Nel nostro settore ci sono delle nicchie che ne fanno ampio utilizzo, soprattutto dal punto di vista grafico ma, ad oggi, non è sicuramente la norma. Forse in alcune situazioni può essere utile per accelerare i tempi o per avere una fonte di ispirazione in più, ma noi non potremmo mai utilizzarla come sostituta del nostro know-how. È una cosa troppo diversa da quello che può scaturire creando un legame empatico con il cliente che abbiamo davanti”.

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