Demenze e infarto: due milioni a Chieti per la ricerca

ABRUZZO – Intelligenza artificiale, biomarcatori, demenze e  malattie cardiovascolari. Girano intorno a queste parole chiave i due progetti di ricerca del Dipartimento di Medicina, diretto da Francesco Cipollone, che hanno ottenuto finanziamenti per 2 milioni messi a disposizione dal Ministero della Salute con il secondo avviso pubblico del PNRR ed erogati alla Asl Lanciano Vasto Chieti.

Demenze. Porta la firma di Laura Bonanni, Professore Ordinario di Neurologia e dirigente medico in servizio presso l’ospedale di Vasto, e vale 1 milione lo studio che mira a identificare, attraverso l’uso dell’intelligenza artificiale, la miglior combinazione di biomarcatori diagnostici che possano essere utili nella identificazione della demenza a corpi di Lewy. Si tratta di una malattia neurodegenerativa con impatto importante sulla qualità della vita dei pazienti e dei famigliari che se ne prendono cura, oltre agli elevati costi che genera per il Servizio Sanitario Nazionale. “Abbiamo bisogno di fare ricerca sanitaria – sottolinea Bonanni, che è stata coadiuvata da Maria Adele Di Giamberardino, del Dipartimento Scienze dell’Invecchiamento dell’Università – perché questa patologia si presenta con manifestazioni cliniche differenti, e formulare una diagnosi non è semplice”. Laura Bonanni, dunque, grande esperta di malattie neurodegenerative, lavorerà sui biomarcatori, promettenti strumenti per una diagnosi precoce, passaggio cruciale per conoscere in anticipo i primi segni della malattia e intraprendere eventuali correttivi. 

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Infarto e malattie cardiovascolari. Utilizzare biomarcatori per studiare la risposta all’aspirina  dei pazienti colpiti da infarto e sottoposti a intervento di rivascolarizzazione. Questa la finalità del progetto finanziato per 950 mila euro coordinato da Francesca Santilli, Professore Ordinario dell’Università “D’Annunzio” e dirigente medico presso la Clinica Medica dell’ospedale di Chieti, che utilizza lo studio delle  piastrine  nella  sindrome coronarica acuta per approdare a nuove strategie terapeutiche. “ L’accelerato turnover delle piastrine svela una inadeguata risposta ai farmaci antipiastrinici – chiarisce Santilli – . Abbiamo recentemente identificato un marcatore circolante capace di identificare a priori, e con elevata accuratezza, i soggetti che risponderanno meno all’aspirina, farmaco largamente utilizzato nella prevenzione cardiovascolare, per i quali vogliamo testare strategie innovative che neutralizzino le piastrine neoformate immesse in circolo dal midollo. Se questo mancatore nel sangue si confermasse predittivo anche di risposta ai più potenti farmaci associati all’aspirina nei pazienti con infarto acuto del miocardio, potrà essere testato ed utilizzato su larga scala, e permetterà di ridurre il tasso di fallimenti terapeutici”. Un tale approccio potrebbe ridurre il rischio di morte ed eventi cardiovascolari ricorrenti nei pazienti con infarto acuto del miocardio, una patologia che rappresenta la prima causa di morte nel mondo ed affligge 120.000 pazienti all’anno in Italia, con un’incidenza elevata di nuovi episodi a un anno di distanza pari all’8%, nonostante le terapie attualmente a disposizione.

Il progetto, sotto la supervisione di Francesco Cipollone, è coordinato da Francesca Santilli, che ha una riconosciuta expertise nel campo dell’Emostasi e Trombosi e coordina numerosi progetti nazionali ed internazionali. Il Progetto coinvolgerà le Unità Operative di Medicina Interna e Cardiologia del Policlinico di Chieti, il Centro Cardiologico Monzino IRCCS, Milano, il Dipartimento di Medicina Molecolare dell’Università di Pavia, l’Istituto IRCCS Neuromed, Pozzilli, integrando elevate competenze cliniche, di ricerca di base e di intelligenza artificiale per l’elaborazione dei dati che saranno raccolti.

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